Note a margine

Nursery “breakfast” Crime (un album dei Genesis gustato con il porridge)

Avete presente quelle mattine in cui vi svegliate lord inglesi? Non so se vi sia mai capitato, a me succede molto spesso il sabato mattina, che poi coinciderebbe – per varie ragioni che non sto qui ad elencare ma spesso hanno a che fare con la parola “lavoro” – con la domenica per gran parte della popolazione italiana: il sabato mattina è per me quel momento di relax e di rallentamento delle cognizioni spazio temporali che improvvisamente riflettono allo specchio un me in giacca da camera, thé fumante e capello con la riga di lato.

Insomma, il sabato mattina ha il suo punto di massimo splendore durante le colazione delle 9:30 accompagnata da un rituale quasi sempre identico (quando mi è possibile farlo, perché non tutti i sabati è così, aihmè!) che parte dalla scelta accurata del disco da ascoltare e in questo caso rigorosamente in vinile che lascio poi andare per le due ore successive: lato A, lato B, lato A, lato B e via così.
È importante la scelta della musica adatta alla colazione perché da lì dipende poi la composizione della stessa e della scelta degli ingredienti che possono variare dal caffè bollente con pane tostato, burro e marmellata oppure su yogurt con avena, spremuta d’arancia etc. etc.

Nursery Crime è un album del 1971 dei britannici Genesis, capitanati dall’istrionico musicista Peter Gabriel, e il primo cui prese parte ufficialmente Phil Collins alla batteria (la sua vocina cartoonesca e un po’ stridulamente fastidiosa che arriva da dietro le pelli in alcuni cori, lascia già presagire quella che poi sarà l’apocalisse all’interno della band). La fortuna dei Genesis è stata quella di trovarsi in un periodo storico che favoriva assolutamente la possibilità che si potesse fare del rock con i flauti e raccontare storie leggendarie, con archi, organi e linee melodiche al limite del lirismo. Il progressive rock negli anni ’70 era la colonna sonora perfetta per un mondo che era uscito da poco dalle gonnelline ben stirate, i cerchietti, le camicie abbottonate fino al colletto e la macchina sempre pulita e profumata di papà e si stava dirigendo verso la sovversione del punk in risposta alla politica conservatrice e spesso impopolare di Margaret Tatcher. La terra di mezzo per chi voleva fare del rock ma con una certa eleganza, usando i virtuosismi come chiari segni identificatori di chi era distante dal teppismo e dalla puzza del rock n’ roll della classe operaia e fumava la pipa mentre pestava sugli strumenti. Musical Box (da cui credo prenda il nome il format radiofonico su Radio2 di Raffaele Costantino; ne abbiamo parlato nella puntata dedicata a Calabrians Most Famous qui.) è uno dei brani del disco che rappresenta bene il concetto.
Sfuriate di un minuto intervallate a grandi aperture melodiche di organo e voce, crescendo accentuati da rullate strette e di nuovo giù a dividere il cervello in quattro in grandi cavalcate musicali, tutto questo sempre con la giacca da camera, il thé fumante in una mano e il capello con la riga di lato.

Comunque, la marmellata mela e zenzero è molto buona.

 

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