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Come nasce una puntata di To Tape?

Non so se ve ne siete accorti ma quest’anno il format è cambiato un po’ nello sviluppo dei contenuti. Ho voluto evitare un altro anno con un programma diviso per compartimenti stagno – la prima mezz’ora le nuove uscite, poi il disco della settimana, etc. -, così come era successo nella seconda stagione. Non rinnego il passato ma ogni anno cerco di capire come potrà essere il programma seguendo un po’ quello che più ha funzionato in precedenza, quello che credo sia vicino all’idea di base del programma e ciò che è piaciuto di più a voi.

Quest’anno, infatti, solo la prima mezz’ora è sempre dedicata alle rubriche di Francesco, Silvia e Armando, che con i loro interventi telefonici rendono sicuramente più dinamiche e interessanti le rubriche curate da loro stessi.

Il resto del programma è lo sviluppo di un tema principale attraverso l’ascolto di novità discografiche italiane e straniere, ascolti di dischi del passato, mantenendo l’idea della compilation su cassette, come si faceva una volta: tenere alta l’attenzione di chi sta ascoltando quella sfilza di canzoni messe una dopo l’altra con amore da parte di chi l’ha compilata.

Ovviamente, come non sempre si è soddisfatti al 100% della compilation di turno – anche se magari l’effetto che fanno in chi le ascolta è sempre positivo; così succede con le puntate, non tanto nella resa ma rispetto all’idea iniziale. Sono pipponi mentali che fanno parte del lavoro, perché un programma radio serve per comunicare qualcosa e se credi di non aver fatto quanto avresti voluto, non ti fa piacere, il tuo scopo non è raggiunto in pieno (ne parlavo giusto poco tempo fa con il collega e amico Marco che conduce Slowland su RKO).

Ci sono volte che l’argomento di cui voglio parlare viene prima della musica ma più spesso accade che un singolo brano apra le porte alla stesura del tema da trattare ed è il metodo che preferisco di più, perché attraverso l’approfondimento della canzone in questione, spuntano quasi da soli i collegamenti e le idee prendono forma. Come trovarsi difronte ad un blocco unico di un materiale da dover plasmare e farsi guidare un po’ dall’istinto, un po’ da ciò che suggerisce la materia stessa ad ogni modifica che noi applichiamo.

Così è successo con il nuovo brano dei Calibro 35 che anticipa il disco in uscita il 24 gennaio 2020: per la prima volta la band inserisce una voce all’interno di un proprio brano, cosa molto insolita vista la caratteristica prettamente strumentale del progetto. Il compito è affidato a Illa J, fratello minore di J Dilla, beatmaker, producer e rapper scomparso prematuramente all’età di 32 anni. Il suo ultimo album, Donuts (2006), è un’insieme di beat e sample prodotti durante l’ultimo periodo della sua malattia che lo portò molto a vivere in ospedale. J Dilla, però, non era soltanto il ragazzo con un grande senso artistico morto prima del tempo (perché si sa, tante volte è la pietà a creare i miti) ma qualcuno che veramente aveva reso grandi dischi oggi fondamentali per la musica internazionale.

Insomma, da un solo brano in quella puntata siamo finiti nel rap, poi nel jazz e nei nuovi suoni per ritornare al punto di partenza attraverso anche il racconto della vita di J Dilla. Un bel giro del mondo attraverso, come sempre, la musica. Una delle puntate che, fino ad ora, preferisco di questa terza stagione.
Se non c’eravate quella sera, potete recuperare qui.
Buon ascolto.

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